Questo documento è rivolto principalmente ai genitori dei bambini e dei ragazzi che ci vengono affidati. Riteniamo doveroso illustrare in modo chiaro e trasparente la nostra proposta educativa, specificando, ove necessario, il ruolo e il coinvolgimento delle famiglie nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.
La nostra attività si fonda su un vero e proprio patto formativo tra famiglia e società sportiva, finalizzato allo sviluppo armonico del giovane atleta, non solo sotto il profilo sportivo, ma anche personale e relazionale.
Premessa
Il judo, per sua natura, è una disciplina estremamente versatile: è un’arte marziale, uno sport da combattimento, un metodo di difesa personale, un sistema didattico e una filosofia.
Spetta agli insegnanti definire l’impostazione del percorso, scegliendo di volta in volta quali aspetti privilegiare. È infatti difficile trovare due scuole di judo perfettamente sovrapponibili nelle intenzioni educative, ancor prima che nella pratica tecnica.
Il punto cardine della nostra proposta si fonda sulla convinzione che la pratica della lotta offra una formazione particolarmente completa. Oltre ai benefici comuni a molte discipline sportive, il judo sviluppa competenze specifiche: rafforza la capacità di confronto, educa alla gestione della vittoria e, soprattutto, della sconfitta; coinvolge il corpo in modo profondo, allenando alla resistenza, alla fatica e alla gestione del disagio fisico; fornisce strumenti preziosi per l’interazione sociale, sottolineando l’importanza dei ruoli, del rispetto reciproco e dell’amicizia.
Per questi motivi, nella nostra visione il judo è innanzitutto uno sport da combattimento olimpico. Privilegiamo quindi una formazione orientata alla competizione, pur senza escludere altre dimensioni della disciplina. Diamo priorità all’attività agonistica federale senza trascurare quella promozionale, poiché riteniamo che il confronto strutturato rappresenti un potente strumento educativo.
L’attività agonistica è per noi uno stimolo fondamentale e un momento di crescita. Tuttavia, il nostro obiettivo non è la medaglia fine a se stessa, bensì l’utilizzo dell’agonismo come mezzo per superare i propri limiti e formarsi come atleti e come persone.
Valorizziamo sempre il coraggio di mettersi in gioco e di combattere, indipendentemente dal risultato, che può arrivare oppure no, senza che questo intacchi il valore di chi affronta la sfida.
L’educazione rimane quindi il centro della nostra proposta. Non tutti possono diventare campioni, ma tutti possono crescere attraverso il judo. Per questo riteniamo fondamentale attingere al ricco patrimonio tecnico e culturale della disciplina, favorendo anche il dialogo e il confronto con scuole e insegnanti che propongono percorsi differenti dal nostro.
3–5 anni
È l’età del gioco motorio. Durante le lezioni viene proposta un’attività prevalentemente ludico-motoria, finalizzata allo sviluppo delle capacità motorie di base, della coordinazione e alla preparazione propedeutica al lavoro tecnico del judo.
Vengono introdotti gradualmente elementi di pre-acrobatica, che favoriscono uno sviluppo avanzato delle abilità motorie in un contesto sicuro e stimolante.
Favoriamo inoltre lo scambio con bambini più grandi attraverso quella che definiamo “trasmissione orizzontale”: il bambino più grande assume la responsabilità di guidare e stimolare il più piccolo, che a sua volta può iniziare a praticare in sicurezza con un compagno, sviluppando fiducia e senso di appartenenza.
6–8 anni
La lezione è finalizzata all’acquisizione dei benefici psico-fisici tipici del judo: aumento dell’elasticità e – con cautela e misura – della forza, sviluppo della prontezza, della disciplina, dell’autocontrollo e della fiducia in sé.
Viene progressivamente perfezionato il lavoro tecnico e vengono introdotti i primi elementi di strategia, insieme a un avviamento graduale all’agonismo, sempre calibrato sull’età e sulla maturità del bambino.
9–11 anni
Il ragazzo che ha seguito le tappe precedenti si trova generalmente avvantaggiato rispetto a chi inizia più tardi; tuttavia, l’ingresso in questa fascia d’età rappresenta anche un’opportunità per chi si avvicina ora alla disciplina.
Il tema della precocizzazione agonistica può essere tanto una criticità quanto una risorsa: in questa fase i ragazzi possiedono spesso una grande capacità di apprendimento e di emulazione, che consente loro di colmare rapidamente eventuali divari tecnici.
L’ambiente è naturalmente motivante: la presenza di coetanei più esperti e orientati all’agonismo costituisce un forte stimolo.
Intorno agli 11 anni iniziamo a osservare con maggiore attenzione talenti, caratteristiche personali e motivazioni. I ragazzi sono sufficientemente maturi per comprendere il proprio ruolo all’interno della squadra: alcuni sceglieranno di impegnarsi maggiormente nell’agonismo, altri preferiranno condividere allenamenti di buon livello senza intensificare l’impegno competitivo.
Si avvia così una prima diversificazione dei percorsi: crescita tecnica e/o sportiva, sviluppo di leadership positive, riconoscimento di figure che possono sostenere l’andamento dell’intera squadra, sia per risultati sportivi sia per carisma e personalità.
12–15 anni
Dai 12 anni smettiamo di trattare i ragazzi come bambini. È un’età delicata e spesso conflittuale – a casa, a scuola, in palestra – che va affrontata con equilibrio: delicatezza nei confronti della fase evolutiva, ma anche rigore educativo.
Riteniamo importante non cadere nell’errore pedagogico di voler accontentare a ogni costo; al contrario, valorizziamo i comportamenti maturi e rispettiamo gli spazi conquistati, così come quelli che rappresentano veri e propri riti di passaggio all’interno della squadra.
L’attività comprende allenamento tecnico e preparazione atletica strutturata, partecipazione ad allenamenti collegiali, stage e competizioni di vari livelli. È prevista la partecipazione all’attività didattica federale, con obiettivi differenziati per agonisti e non agonisti.
Per gli agonisti sono previste ulteriori sessioni extracurricolari, allenamenti intersociali, partecipazione a Centri Tecnici Regionali o Nazionali, frequenza della sala pesi e programmi personalizzati.
Riassumiamo questa impostazione con l’espressione: “abbastanza, ma non troppo”.
In controtendenza rispetto a molti team agonistici, riteniamo – e abbiamo dimostrato – che si possono ottenere risultati significativi senza richiedere agli atleti di annullarsi esclusivamente nell’attività sportiva.
La differenziazione dei percorsi consente:
- il raggiungimento di livelli soddisfacenti per chi si impegna nell’agonismo;
- un buon livello di pratica per chi non può o non desidera intensificare l’impegno competitivo;
- opportunità e competenze avanzate per chi desidera alzare ulteriormente l’asticella.
In questa fase si inizia a parlare di Cintura Nera, di qualifiche come Insegnanti Tecnici e di possibili ruoli all’interno del team.
U18
La nostra visione è che i giovani non debbano essere permanentemente “bambinizzati”.
Dai 16 anni il piano di formazione viene discusso direttamente con loro. Sono loro a praticare uno sport impegnativo e ad aver investito anni di lavoro; hanno potuto constatare in prima persona la relazione tra impegno e risultati.
Con il sostegno dei tecnici e delle famiglie, spetta a loro decidere come valorizzare il bagaglio di competenze costruito nel tempo: se proseguire con un impegno agonistico strutturato, orientarsi verso ruoli tecnici o arbitrali, oppure mantenere il judo come parte significativa ma equilibrata del proprio percorso di vita.
Il nostro compito, a questo punto, è accompagnarli verso una scelta consapevole e responsabile.